Nel 1993, nell’area adiacente la Chiesa di Sant’Eufemia a Ravenna, venne portato alla luce un complesso residenziale di epoca tardo-antica (V-VI secolo d.C.). L’impatto della scoperta fu notevole, al punto che venne immediatamente avviato un meticoloso progetto di scavo e conservazione, sotto la supervisione della Soprintendenza, per salvaguardare quello che, con il tempo, si sarebbe rivelato uno dei siti musivi più importanti di Ravenna dopo i monumenti inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
Oggi la Domus è inglobata in un percorso museale sotterraneo, accessibile attraverso un ingresso realizzato a fianco della Chiesa di Sant’Eufemia. Scendendo pochi gradini, si apre uno spazio sospeso nel tempo, con passerelle sopraelevate che permettono di osservare i mosaici dall’alto, in una visione complessiva e ravvicinata. Questo accorgimento non è soltanto funzionale alla tutela dei pavimenti musivi, ma regala ai visitatori un punto di vista privilegiato sui disegni, sui colori e sui minuziosi dettagli delle tessere. L’allestimento è stato progettato per armonizzarsi con l’ambiente sotterraneo, mantenendo controllate temperatura e umidità e prevenendo così eventuali danni da infiltrazioni o condensa.
La denominazione “Domus dei Tappeti di Pietra” allude alla spettacolare raffinatezza dei mosaici, veri e propri “tappeti” composti da tessere in pietra calcarea, marmo e paste vitree colorate. Le geometrie ricorrono in più ambienti, con intrecci, nodi di Salomone e motivi vegetali – tralci di vite, foglie di acanto, ghirlande – che riflettono il gusto tardo-antico.
Tra gli episodi decorativi più celebri e affascinanti spicca la cosiddetta “Danza dei Geni delle Stagioni” intenti a danzare circondati da motivi floreali e simboli relativi al ciclo delle stagioni.
All’epoca della costruzione della Domus, Ravenna era passata dall’essere capitale dell’Impero Romano d’Occidente (dal 402 d.C.) a sede della corte del re goto Teodorico (dal 493 d.C.). Questo status di crocevia politico e culturale attirò artisti e maestranze dal Mediterraneo orientale, dando vita a un linguaggio artistico singolare, sospeso tra classicismo romano e influenze orientali. È proprio in questa sintesi che i pavimenti della Domus dei Tappeti di Pietra trovano la loro originale ricchezza.
Gli archeologi, lavorando con grande accuratezza, hanno identificato più ambienti: sale di rappresentanza, corridoi e stanze private che, con ogni probabilità, appartenevano a un personaggio facoltoso, forse un funzionario legato alla corte del re goto Teodorico. Le finiture di pregio, la varietà dei disegni musivi nonché specifiche scelte strutturali suggeriscono, infatti, una committenza di alto livello. Le indagini stratigrafiche, inoltre, hanno rivelato altre strutture e materiali relativi a periodi diversi spingendo l’esplorazione del sito fino al III secolo. Nell’allestimento dello spazio museale si è infine deciso di privilegiare lo strato di V – VI secolo per la significativa ricchezza dei reperti rinvenuti e per creare una relazione con i luoghi di culto della stessa epoca presenti a Ravenna, oggi parte del patrimonio UNESCO.
La Domus dei Tappeti di Pietra incarna l’essenza della Ravenna tardo-antica: una città crocevia di culture, dove influenze romane e suggestioni orientali si fondono in un dialogo artistico straordinariamente fecondo. I “tappeti” musivi, con la loro sapiente policromia e la ricchezza di motivi geometrici e simbolici, offrono un viaggio affascinante nel passato, raccontando la vita quotidiana e la sensibilità estetica di una committenza di alto rango. Ammirare le sale pavimentate e conoscere le ricerche in corso significa cogliere l’eredità di un’epoca che ha lasciato in Ravenna impronte indelebili, capaci di stupire e ispirare ancora oggi.
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